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CABALÁ, CORPO E PRECETTI:
SEFER CHAREDIM

©Rabbi Elazar Azkiri

©Traduzione dall’ebraico di Rabbi A.Sutton

Traduzione dall'inglese Rosanna Ghilardi

B"H
 

L’uomo è stato creato ad immagine di Dio, un’immagine cioè che ne riflette la spiritualità (Dio infatti non possiede nessuna immagine corporea).
Il libro dello Zohar insegna che l’uomo è un microcosmo. Ogni organo o parte del nostro corpo riflette un aspetto specifico della Creazione. Pertanto, quando scegliamo di agire bene, spiritualizziamo i nostri organi, rivelando la presenza di Dio nel mondo intero! Ognuno di noi infatti è un mondo intero e attraverso la nostra spiritualità Dio viene rivelato ovunque .
La via principale verso la santità è quella dei comandamenti, riparando gli “organi e le membra” connessi a quel particolare comandamento.
Ma come si può seguire questa strada in termini pratici? Qual è il comandamento che ripara, rettifica, gli occhi, qual è quello che ripara le braccia, la testa, le gambe e così via? Ci sono 248 comandamenti positivi e 365 proibizioni. Se conoscessimo quale precetto corrisponde ad un determinato organo o membra, questa consapevolezza influirebbe tantissimo verso la nostra osservanza dei comandamenti.
Rabbi Nachman ha detto:
L’insieme di tutti i comandamenti forma una struttura completa, analoga a quella del corpo fisico. Ogni precetto corrisponde ad un organo, membro o vaso. Per esempio, osservando un precetto corrispondente alla testa ripariamo anche la nostra testa fisica. E se lo facciamo con grande gioia, la nostra correzione avrà una grande efficacia.
Non ci è dato sapere quale precetto corrisponda a ciascun organo del corpo, però sappiamo che quei comandamenti più intimamente associati a certi organi mantengono con essi un legame più forte.
Rabbi Eliezer Azkiri nella sua opera Sefer Charedim (Il libro dei pii) dà grande importanza all’osservanza dei comandamenti e ai benefici fisici e spirituali che ne derivano per l’uomo. Egli classifica i comandamenti secondo la struttura del corpo.
Qui di seguito offriamo una scelta dei comandamenti applicabili alla maggior parte delle persone.
ORGANO/COMANDAMENTO CORRISPONDENTE

I comandamenti associati al cuore

Il cuore è la sede del pensiero e dell’emozione. Questi sono i comandamenti della Torah associati al cuore, che chiunque può osservare in ogni luogo e tempo.
Fede in Dio: conoscere e credere che esiste un Essere Supremo che ha creato dal Nulla tutto ciò che esiste. Credere che Egli guida l’intero universo e ha la supervisione di tutto ciò che accade, e che la Sua autorità e sovranità è assoluta ed eterna. Questa fede pura è una correzione spirituale dell’aver creduto - o aver fatto affidamento - su altre forze diverse da Lui, o per aver dubitato (con il pensiero) o negato (con le parole) l’esistenza di Dio e della Sua costante Provvidenza.
Unità – Credere nell’assoluta Unità di Dio. Essere pronti a dare la vita per questa Verità. Anche questa è una correzione per aver creduto o aver fatto affidamento su altre forze diverse da Lui, o per aver pensato che potessero coesistere accanto a Lui altre forze.
Amare – Amare Dio con tutto il nostro cuore. Essere malati d’amore per Dio. Esprimere il nostro amore per Dio appassionatamente, cantare, essere rapiti d’amore per Dio. Fare innamorare gli altri di Dio. Desiderare costantemente e ricercare la devekut (l’unione, la comunione e l’attaccamento) con Dio. Questa è una correzione spirituale per aver desiderato e ricercato passioni e lussurie fisiche.
Timore – Temere, riverire e rispettare Dio. Meditare sul fatto impressionante che dietro l’universo che vediamo esiste un Essere Infinito che ha creato tutto questo. Considerare umilmente quanto siamo infinitesimali ed insignificanti e ciò nonostante Dio ci ha affidato una responsabilità incredibile –perfezionare l’intero creato attraverso la correzione dei nostri pensieri, parole ed azioni.
Servizio interiore del cuore – Pregare e meditare. Concentrarsi e focalizzarsi su Dio a cui stiamo parlando. Esprimere i nostri desideri e le nostre aspirazioni più profonde a Colui che può esaudirli. EsternarGli le nostre paure, frustrazioni, dolori fisici e sofferenze spirituali e psicologiche. Cantare quando preghiamo, gioire nel servire il Creatore Benedetto. Riconoscere e percepire la Sua Presenza tra di noi, interiorizzandola e portandola in ogni settore delle nostre vite.
Imitazione – Imitare Dio, essere compassionevoli, amabili ed interessati agli altri, proprio come Dio. Essere sinceri, giusti, onesti, irreprensibili e leali in tutte le nostre relazioni.
Fiducia – Avere fiducia in Dio, fidarsi del fatto che Lui è con noi, che non ci ha abbandonato al nostro destino, che vigila sempre su di noi, specialmente quando cerchiamo di servirLo. Questa è una riparazione per aver creduto - o aver fatto affidamento su altre forze - o per aver creduto che il nostro successo sia dipeso solo da noi, incuranti dell’aiuto di Dio o in aperta ribellione contro di Lui.
Memoria – Riconsiderare tutta la nostra vita cercando di capire in profondità che Dio è sempre stato con noi sin dal primo istante, ancor prima del nostro capire o conoscere qualcosa di Lui. Ricordarsi di tutti i gesti di bontà che Lui ha fatto e fa costantemente per noi e per ogni altra creatura di questo pianeta. EsserGli grati per questi gesti di bontà – sia per quelli grandi (ricordate ad esempio quando le cose nella vita vi sono andate inaspettatamente tutte per il verso giusto, ecc. ecc.) sia per quelli piccoli (come se respirare fosse una cosa piccola!).
Amare e rispettare le creazioni di Dio – Amare e rispettare (e perdonare) i nostri genitori, anche quando ci hanno fatto del male. Non incolparli, ma condividendo la nostra sofferenza con Dio, chiederGli di guarire la nostra relazione con loro e la nostra sofferenza. Cercare di trasformare la nostra relazione con i nostri genitori facendo degli atti di bontà per loro, esprimendo loro il nostro apprezzamento per tutto ciò che di buono hanno fatto (o tentato di fare) per noi. Amare gli insegnanti e i maestri sinceri di Torah. Amare il nostro prossimo come noi stessi. Apprezzarlo/la. Essere rispettosi, clementi e benevoli verso tutte le creature di Dio. Essere socievoli. Giudicare gli altri lealmente e dal lato del merito.
Riconoscimento ed accettazione della giustizia di Dio – Lavorare su noi stessi per considerare sempre positivamente tutto ciò che ci succede. Non prendersela con Dio se ci è successo qualcosa di negativo. Se abbiamo dovuto affrontare dei momenti difficili, cercare di capire che in ultima analisi erano solo per il nostro bene. Soltanto Dio conosce le nostre anime (e le nostre precedenti vite) e sa perché abbiamo dovuto affrontare queste prove e sofferenze. Sapere che verrà presto un giorno in cui ci volgeremo all’indietro e vedremo che era tutto per il nostro bene. Cercare di interiorizzare adesso questa prospettiva. Cercare di non farci dominare dalla rabbia. La rabbia è paragonata all’idolatria, perché nel momento in cui una persona si arrabbia e come se Dio non esistesse per lei. Pregate Dio per ricevere la Sua assistenza vincendo questo caratteristica riprovevole, e sforzarsi di frenare la nostra collera. Non importa quante volte ci sembra di “cadere”, continuare a provare. Ad un certo punto, ci sorprenderemo perché ci saremo riusciti. Un successo porta ad un altro successo.
Teshuvà – Ritorno, Pentimento. L’intenzione di ritornare e correggere i vostri errori, causa di qualsiasi tipo di danno (fisico, emotivo, psicologico e spirituale) personale o verso altri (in questa o precedenti vite). Se necessario, cercate di chiedere perdono a chiunque abbiate ferito. Se è impossibile, implorate Dio che Vi aiuti a purificarvi in questa vita così che se dovrete ritornare in questo mondo, potrete farlo con la consapevolezza di chi conosce e serve Dio (in modo opposto quindi al modo in cui molti di noi hanno dovuto ritornare su questa terra).

Comandamenti associati agli occhi

Torah - Studiare la Torah. Usare gli occhi per leggere libri sacri (e siti internet che insegnano la Torah). Questa è una riparazione per aver letto qualsiasi tipo di letteratura che possa avervi distolti dalla verità, danneggiandovi la mente e l’anima.
Piangere – Piangere lacrime sacre. Piangere per l’esilio della Shekinà, l’esilio del popolo ebraico, la distruzione del Tempio, la morte degli zaddikim (i Giusti). Piangere per la sofferenza di essere uomini, per essere nati in uno stato di amnesia immemori della nostra vera identità di anime. Da ultimo, piangere per la gioia di essere vivi!
Stimoli sessuali – Evitare di guardare (e sicuramente non fissare) qualsiasi corpo od oggetto sessualmente stimolante. L’ebraismo considera l’atto sessuale tra un uomo e una donna un atto di creazione divino. Per questo va fatto al BUIO, per eliminare tutti gli stimoli VISIVI, e aumentando invece quelli UDITIVI e TATTILI. La Cabalà insegna che, sino alla venuta del Messia, il senso della vista è danneggiato. Fino alla sua correzione, questo senso viene facilmente ingannato da ciò che lo Zohar chiama “Chizu d’chai Alma” [L’illusione ottica di questo mondo]. E’ perciò estremamente importante essere coscienti di ciò che si può guardare e ciò che invece è vietato guardare. Anche se questo nel mondo odierno sembra impossibile, è un fatto provato ed accertato che Dio aiuta chi fa questo sforzo.

Comandamenti associati alle orecchia

Torah – Parlare di Torah. Ascoltare parole di Torah dagli insegnanti. Ascoltare le letture della Torah nelle sinagoghe, ascoltare il suono dello shofar a Rosh haShanà e la lettura del rotolo di Ester a Purim. Ascoltare le benedizioni pronunciate dagli altri così da poter rispondere Amèn. Prestare attenzione alla verità. Ascoltare e stare attenti alle proprie parole quando si prega.
Rimproveri – Essere aperti agli ammonimenti e alle correzioni altrui. Non prendersela quando qualcuno vi dice (ovviamente, nel modo giusto) che state sbagliando.
Lashon Harà – Maldicenza. Non ascoltare e non essere complice nel fare maldicenza o nel diffondere informazioni dannose per gli altri. Non ascoltare falsità, pettegolezzi, calunnie e ogni altra forma proibita di espressione. Questa è una correzione per aver ascoltato tutta la spazzatura trasmessa dalla radiotelevisione.

Comandamenti associati al naso

Il naso corrisponde alla purezza; quindi evitare in ogni modo di annusare odori proibiti.
Comandamenti associati alla bocca. Parlare
Parlare – Rivolgersi sempre con rispetto a genitori, nonni, fratelli e sorelle, insegnanti ecc. Quando studiate la Torah, anche quando siete soli, parlate a voce alta.
Comandamenti verbali - Recitare le benedizioni, lo Shemà Israel, le preghiere, il Kaddish, il Kiddush, l’Havdalà, l’Hallel, l’Haggadah di Pesach, il conteggio dell’Omer e altri “comandamenti verbali” connessi al parlare.
Viduy – E’ un precetto positivo confessarsi (ripulirsi) davanti a Dio, per ogni cosa che richiede il nostro pentimento (la teshuvà).
Verità – Parlare gentilmente, con dolcezza. Dire solo parole di verità e pace. Dare buoni consigli agli altri a loro beneficio.
Nome di Dio – Non pronunciare mai il nome di Dio invano. Non giurare mai il falso, non pronunciare mai falsa testimonianza.
Discorsi puliti – Non pronunciare mai parole ingannevoli, false, adulatorie, derisorie, calunniose. Non insultare o imbarazzare gli altri. Non istigare litigi e contese.

Comandamenti associati alla Bocca. Mangiare

Seudat Mizvà – Pranzo di precetto. Mangiare i cibi più prelibati di Shabbat e durante le varie ricorrenze, ed anche durante le occasioni liete come i matrimoni, o le circoncisioni; mangiare le azzime a Pesach, mangiare e bere più del solito la vigila di Yom Kippur, consumare i pasti nella capanna a Sukkot; evitare tuttavia la ghiottoneria.
Kashèr – Quando mangiate della carne, del pollo o del pesce, assicurarsi che siano kashèr.
Comandamenti associati alle mani
(ed in generale ad ogni parte del corpo)
Onorare attivamente i genitori, nonni, rabbini, maestri e anziani; indossare zizit e tefillin; affiggere le mezuzot agli stipiti delle porte di casa, avere le adeguate protezioni di sicurezza in casa (ad esempio costruire un muretto o mettere una ringhiera intorno ad un tetto piano), assicurarsi che tutto sia sicuro e a prova di danno. Eliminare tutto l’irreparabile affinché nessuno possa farsi male.
Fare beneficenza al povero e all’istruito con generosità e contentezza di cuore. Se si hanno i mezzi, prestare denaro senza interesse. Pagate i vostri stipendiati al tempo dovuto. Restituite gli oggetti persi o rubati.
Fare buone azioni, visitare gli ammalati, dare sepoltura ai defunti, confortare le persone in lutto, etc. Assistere gli altri quando necessario per salvare vite altrui.
Non fabbricare e non prostrarsi davanti a nessun oggetto idolatrico, non uccidere nessuno, Dio proibisca. Non colpire un’altra persona, non rubare, non prendere in prestito senza il permesso del proprietario, non ingannare.
Comandamenti associati alle gambe
Stare in piedi davanti ai genitori, ai saggi e alle persone anziane. Correre quando dovete offrirgli qualcosa. State in piedi davanti ad un rotolo della Torah.
Accompagnare il defunto al luogo della sua sepoltura.
Comandamenti associati alla circoncisione
Un padre è obbligato a far circoncidere il proprio figlio secondo la legge ebraica. Se una volta raggiunta la pubertà questi non è ancora stato circonciso, diventa egli stesso responsabile di farsela fare da un mohel competente. I convertiti devono essere circoncisi in maniera appropriata.
Un uomo ebreo deve sposare una donna ebrea. In ebraico l’uomo è chiamato Ish (Alef, Yud, Shin), la donna è chiamata Ishà (Alef, Shin, Hey). Quando una coppia si sposa, la Yud di Ish si unisce alla Hey di Ishà per formare il nome divino Yah. Questo è il significato dell’affermazione dei maestri (Talmud Sotà 17a): “Quando un uomo e una donna sono meritevoli (quando sono completamente leali l’un l’altra) la Presenza Divina risiede in mezzo a loro.” Quando invece non sono meritevoli, Dio proibisca, essi sono consumati dal fuoco della loro passione, così come accennato dalla restanti lettere finali dei nomi (Alef Shin, Alef Shin) formanti la parola Esh Esh, Fuoco Fuoco.
Un marito deve adempiere agli obblighi matrimoniali, per goderne in santità e modestia con la moglie. Viceversa deve evitare ogni contatto fisico con la moglie nel periodo del mestruo e per i sette giorni successivi. Al termine di questo periodo la moglie deve ritornare pura immergendosi in un miqve (una raccolta naturale di acque come un oceano, un lago, un fiume o una sorgente naturale). Il miqve può essere realizzato con un raccolta di acqua piovana o neve in un pozzo costruito all’uopo con un volume minimo di 40 Seah.
Non possiamo avere bambini (cioè sesso) senza un miqve. Quindi se degli ebrei vogliono procreare e avere una vita sessuale devono avere un miqve in città o ad una distanza raggiungibile in auto.
E’ quindi un precetto positivo per la moglie e il marito avere relazioni maritali sante. Secondo la Cabalà questo è al fine di far discendere anime sante ed elevate in questo mondo, così che ci aiutino a risvegliarci dal nostro stato di amnesia e assopimento. Il requisito minimo di questo comandamento è di avere almeno un figlio e una figlia. Questo perché anche se ogni individuo incarna un Tetragramma completo di Dio, in aggiunta il padre incarna la Yud del Tetragramma, la madre la Hey, il figlio la Vav e la figlia la Hey finale del Tetragramma.
Nel capitolo 66 del Sefer Charedim, un vero capolavoro della letteratura etico - spirituale, l’autore mostra come si può vivere ALLO STESSO TEMPO in due mondi –tra la gente - e soli con DIO .
Nel capitolo 67, insegna l’importanza della preghiera nel servizio di Dio. Questo include il pregare per ricevere assistenza divina al fine di vincere e rifinire il nostro carattere. E’ della massima importanza pregare anche per i nostri figli oltre che dotarli degli strumenti necessari per gestire le loro inclinazioni caratteriali guidandoli verso vite socialmente attive.
Nel capitolo 68 l’autore insegna come sia importante aiutare gli altri a ritornare a Dio. Egli stesso era un grande oratore che parlando dal cuore ispirò innumerevoli anime.
Nel capitolo 69 l’autore loda chi ritorna a Dio per amore (invece che tornare a Dio per paura della punizione o per altre ragioni). Nel capitolo 70 invita i Baal Teshuvà (i pentiti) a non sentirsi depressi per il loro passato, in quanto Dio concede un’assistenza speciale ad ogni persona sincera.
Se sei interessato/a a ricevere queste lezioni iscriviti alla nostra scuola di Cabalà & Guarigione:
http://www.cabalaeguarigione.org/iscriversi.htm
per ulteriori informazioni scrivere a Rosanna Ghilardi e-mail info@cabalaeguarigione.org
tel. 02-9980099 – cell. 348-0436458

In Cabalà si parla spesso del concetto dell’esilio della Shekinà, la presenza divina di Dio, corrispondente a Malkhut: la presenza di  Dio è nascosta e l’uomo lo deve cercare nei posti più oscuri. Quando l’uomo accetta pienamente Dio come Re, osservando i suoi comandamenti, diventa consapevole accettando la Presenza Divina nella sua vita. Quindi “Shekinà in esilio” significa che l’uomo non ha ancora pienamente riconosciuto la sovranità di Dio e non ne percepisce la presenza.  Per diventare coscienti presenza della Shekinà, bisogna osservare i comandamenti con molta gioia.

     

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