>>Home

 

LA GUARIGIONE:
UN MODELLO DELLA TORAH

©Eyal Goldberger

(dalla rivista B’Or Ha’Torah vol. 10E)

Traduzione Rosanna Ghilardi

B"H
 

Le Scritture ci danno due meravigliose descrizioni della purificazione delle acque amare, dalle quali impariamo sul processo generale di guarigione.

Il libro dell’Esodo (15:23-25) racconta l’arrivo dei figli d’Israele a Marà, dopo tre giorni trascorsi senz’acqua nel deserto di Shur:

….ma essi non poterono bere le acque di Marà perché erano amare…e il popolo si lamentò con Mosè dicendogli:“Cosa berremo?”. Quando [Mosè] implorò Dio, Egli gli mostrò un tipo di albero. [Mosè] gettò [un rametto di] quell’albero nelle acque, ed esse diventarono dolci.

Fu in quel luogo che [Dio] insegnò loro statuti e precetti, e li mise alla prova. Il Signore disse, “Se tu ascolterai attentamente la parola del Signore Dio tuo, e farai ciò che è retto ai Suoi occhi, e sarai ubbidiente ai Suoi precetti e fedele ai Suoi statuti, nessuna di queste malattie con le quali ho colpito l’Egitto ti toccherà poiché Io, il Signore, cono Colui che ti dà salute.

Nel suo commentario della Torah Rabbi Bechayè cita i saggi del Talmud che affermano che originariamente l’acqua era fresca. Essa divenne amara (come ulteriore test in aggiunta agli altri già sperimentati nel deserto) e poi fu resa di nuovo dolce con un ramo amaro.

Rabbi Bechayè ci offre un altro esempio riguardante questa volta la desalinizzazione delle acque (Libro dei Re II 2:19-22). L’episodio narra dell’arrivo a Gerico di Eliseo dopo la miracolosa ascensione in cielo del profeta Elia e della divisione delle acque del fiume Giordano:

E gli abitanti della città dissero a Eliseo, “Vedi, il soggiorno in questa città è gradevole, come il nostro signore può constatare; ma l’acqua è cattiva, e il terreno provoca nascite premature.”

Ed Eliseo disse, “Portatemi una scodella nuova e vuota e metteteci dentro un po’ di sale.”

Essi gliela portarono. Ed egli si recò presso la sorgente, vi gettò il sale e disse: “Così dice il Signore. Io rendo sane queste acque ed esse non saranno più causa di morte, o di aborto.” Così le acque furono risanate fino al giorno d’oggi, secondo la parola di Eliseo.

Rabban Gamliel dice nella Mechiltà:

Come sono meravigliose le sue opere e azioni rispetto a quelle dei mortali…Egli mette l’agente contaminante nel contaminato per fare un miracolo nel miracolo.

Gli esseri umani curano l’amaro addolcendolo, ma Dio guarisce l’amaro con l’amaro.

Le due citazioni bibliche sollevano un certo numero di spunti interessanti:

1) Le acque possono essere risanate tramite la “legge dei simili”, ovvero “il simile cura il simile.”

2) Una piccola parte (un rametto o una scodellina di sale) è sufficiente per purificare una grande quantità di acqua.

3) E’ necessaria solo una dose dell’agente terapeutico. Non vengono richiesti processi ripetitivi o complessi.

4) La Torah parla della guarigione subito dopo gli eventi di Marà. Continuando con la narrazione la Torah descrive il processo di guarigione delle acque, proclamandolo legge, e lo collega alla cura delle malattie umane. Il fatto che l’acqua costituisca i due terzi del corpo umano rende estremamente interessanti queste connessioni testuali. L’acqua nel corpo umano è divisa in celle, separate tra loro da sottili membrane, e non esiste processo fisiologico o biochimico nel corpo sano o malato, che avvenga senza il tramite dell’acqua. Nonostante il fatto che Mosè apprendesse una nuova tecnica di guarigione (alcuni sostengono che gli venne rivelato il segreto della guarigione con le erbe) in questo passaggio la Torah enfatizza soprattutto l’importanza della medicina preventiva. In questo contesto medicina preventiva significa seguire le strade e compiere i comandamenti di Dio così che “nessuna di queste malattie con le quali ho colpito l’Egitto ti toccherà poiché Io, il Signore, cono Colui che ti dà salute.”

La malattia spirituale e la cura

La Cabalà traccia un parallelo tra i 248 precetti positivi e i 248 organi del corpo umano nonchè tra i 365 comandamenti negativi e i 365 tendini. Come spiegato nel testo Sefer Charedim, la violazione di un precetto può causare l’interruzione del flusso di energia divina (la luce santa eterna all’interno del corpo). Questa interruzione in ebraico è chiamata nittuk. Dopo il nittuk, compaiono i sintomi o la malattia necessitanti di riparazione. Riparazione in ebraico si dice tikun. (Importante rilevare il fatto che nittuk e tikun hanno le stesse tre identiche consonanti, in ordine diverso. Da notare anche che la parola mitzvà, precetto, ha la stessa radice di tsevut [riconnettersi]. Nel nostro caso, tsevut significa riconnessione tra alto e basso, tra le acque superiori e quelle inferiori, come sarà spiegato più avanti).

I tre approcci occidentali della guarigione

Cosa ci insegnano i principi precedenti riguardo alla guarigione?

Il primo principio è quello del curare con una sostanza che causa gli stessi sintomi della malattia. Questo è il trattamento omeopatico. Nel corso del tempo sono stati sviluppati tre approcci principali per l’applicazione di sostanze medicinali: l’omeopatia, l’isopatia e l’antipatia (o allopatia). Il prefisso “omo” significa simile, “iso” significa uguale e “anti” significa opposto, mentre il suffisso “patia” significa malattia, patimento. Quindi omeopatia significa curare tramite un uguale patimento; isopatia significa curare con un identico patimento; e antipatia significa curare tramite un patimento opposto.

Antipatia (o Allopatia)

La medicina convenzionale occidentale è basata sull’approccio “antipatico”. Prescrive medicine che si oppongono e sopprimono i sintomi dei pazienti. Per esempio, l’aspirina viene data per sopprimere il dolore e la febbre debole; gli anti-infiammatori e gli antibiotici per combattere l’infiammazione, la digitossina per rallentare il ritmo cardiaco veloce e rafforzare le contrazioni di un cuore debole; gli antidepressivi per alleviare la depressione; le droghe antipsicotiche per alleviare i sintomi psicotici, e così via. Questo tipo di cura è chiamata anche terapia soppressiva.

La filosofia alla base della medicina antipatica è quella di una concezione materialistica dell’essere umano che lo vede quale configurazione di atomi, evolutisi dalle piante agli animali e poi all’uomo. L’essere umano è concepito come una macchina psico-chimica estremamente complessa, con una gran varietà di reazioni chimiche e meccanismi neuro-ormonali di feedback, ritenuti in grado di spiegare tutto ciò che succede ad un organismo sia malato che sano, da “semplici” fenomeni come la digestione, la respirazione, e l’escrezione a fenomeni più complessi come le percezioni sensoriali, la riproduzione, e persino sentimenti come la vergogna, la paura, l’amore, la fede, il patriottismo e così via.

Secondo la medicina antipatica, la salute è data dal corretto funzionamento di questa macchina, mentre la malattia è una disfunzione provocata da un surplus o da un deficit di una certa sostanza, richiedente cos’ un intervento chimico medicinale, oppure uno fisico con operazioni, radiazioni, e così via. In questo modello (che, deve essere enfatizzato è un modello) non c’è spazio per una essenza non-materiale, dato che l’intero universo è concepito secondo la fisica classica settecentesca che considera la natura come una macchina gigantesca. Questa idea utilizza i modelli molecolari per spiegare ogni fenomeno umano.

Isopatia

Il secondo approccio, di cui la medicina occidentale convenzionale fa uso limitato, è l’isopatia. Un buon esempio di isopatia è l’immunizzazione. In questo caso al paziente viene somministrato l’agente patogeno della malattia, che nella maggior parte dei casi è un virus morto o indebolito. Si pensa che questo alzi il livello di immunizzazione del paziente contro quel particolare tipo di virus. Questa forma di cura può essere quindi definita una terapia stimolante.

Nel somministrare un’immunizzazione, viene applicato il secondo principio di cui abbiamo parlato sopra – l’uso di un dosaggio basso. La legge farmacologica di Arnold Schultz dice che ogni droga farmacologica ha una varietà di tre dosaggi: quello letale, soppressivo e stimolante. Il dosaggio più elevato, quello letale, induce effetti collaterali e può essere tossico o persino fatale. Il dosaggio soppressivo o terapeutico, quello medio, sopprime il problema che dovrebbe curare ed è considerato il campo terapeutico della medicina. Il grado di sicurezza di una medicina corrisponde all’ampiezza della sua gamma terapeutica. Il dosaggio stimolante, quello basso, è considerato dalla medicina convenzionale privo di effetti oppure con effetti simili a quelli della immunizzazione. Parleremo ora dell’utilizzo del basso dosaggio in omeopatia.

Omeopatia

L’omeopatia è un metodo olistico nonchè una filosofia del trattamento iniziata 200 anni fa da Samuel Hahnemann, un medico tedesco (1745-1843). Hahnemann era una personalità eccezionale, un vero genio. Parlava sette lingue tra cui l’ebraico, l’arabo e l’aramaico. Medico e chimico, possedeva una visione profondamente religiosa e spirituale.

Per ridurre gli effetti collaterali, egli cominciò a diluire in acqua le sostanze medicinali, scuotendo vigorosamente il composto tra una diluizione e l’altra. (Questa procedura è chiamata “diluizione e succussione”, e anche “potenziazione”, “dinamizzazione”. Oggi sappiamo che la diluizione senza i relativi scuotimenti energetici non produce i necessari effetti).

Hahnemann notò sorprendentemente che proporzionatamente alle maggior diluizioni e scuotimenti, minori erano gli effetti collaterali riscontrati nei pazienti (come ci si aspettava) e più grandi e profondi erano gli effetti terapeutici della cura (risultato questo sorprendente ed inatteso). Dopo anni di accurate sperimentazioni e osservazioni, effettuate testando centinaia di sostanze e registrando meticolosamente ogni dettaglio, egli arrivò alla conclusione che in ogni essere umano esiste una forza vitale. Spirituale nella sua essenza, la forza vitale mantiene e vitalizza tutto il tempo il corpo fisico dell’essere umano. (Raffrontiamo questa idea con il versetto della preghiera ebraica mattutina, “[Dio] rinnova ogni giorno, continuamente, l’opera della Creazione.”) La forza vitale ha una gerarchia precisa di espressioni sia fisiologiche che psicologiche. Quando essa viene danneggiata da una stimolo esterno, crea una risposta che rimedia ed armonizza. Una persona forte e sana non sente reagire la sua forza vitale sino a quando la sua risposta diventa ineffettiva. In tal caso compare un sintomo fisico od emotivo, indicante la battaglia in corso. Il sintomo dovrebbe attirare la nostra attenzione per correggere il problema. Poiché la forza vitale è spirituale in natura, essa può essere influenzata solo a livello energetico e spirituale, che non può essere avvertito dai sensi umani o dalla strumentazione di laboratorio (microscopio e altro). Hahnemann rideva dei dottori della sua generazione che cercavano la causa della malattia negli oscuri meandri del corpo. Utilizzando la sua comprensione dell’essere umano, della salute, malattia, e cura, egli formulò i suoi principi di guarigione in un’opera in sei volumi intitolata “L’Organon della medicina.” La maggior parte di questi principi sono molto simili a quelli della Torah esposti all’inizio di questo articolo.

Questi principi comuni sono:

1) La legge delle analogie. Similia similibus curentur (Il simile cura il simile). Nelle parole di Rabban Gamliel “Egli pone l’agente contaminante nel materiale contaminato per fare un miracolo nel miracolo.”

Oppure, nelle parole del terzo rebbe di Lubavitch, lo Zemach Zedek, nel Sefer Ha’Likutim al capitolo guarigione, riferendosi al versetto “Perché io ti farò guarire, e ti risanerò dalle tue ferite, dice il Signore” (Geremia 30.17): Dio non opera come i mortali. L’uomo ferisce con un coltello e guarisce con una benda, ma Dio ferisce e guarisce allo stesso modo.

2) Una singola dose di potenziazione è sufficiente, nella maggior parte dei casi, a guarire fisicamente ed emotivamente nel lungo periodo.

3) Un dosaggio dell’agente curativo è sufficiente. Non sono necessari processi complessi o ripetitivi.

 

4) Esiste solo una medicina omeopatica adatta per le condizioni e la personalità di ciascun paziente. Questo principio è chiamato “rimedio singolo” o “prescrizione costituzionale.”

5) La sperimentazione utilizzata per sviluppare medicine omeopatiche viene fatta su persone sane. Questa sperimentazione viene chiamata “proving”. L’omeopatia dà un’importanza primaria ai sentimenti del paziente e al modo specifico in cui si esprime la malattia, rispetto ad altri pazienti con la stessa malattia o disturbo.

6) Ogni rimedio omeopatico è sottoposto ad un processo di dinamizzazione, che libera la sostanza spirituale vitale dalla sua componente materiale originaria. Questa essenza spirituale è ciò che provoca la comparsa dei sintomi nel “proving” omeopatico. L’essenza spirituale è altresì l’agente di guarigione della malattia.

La critica principale che le istituzioni mediche convenzionali muovono all’omeopatia è data dalla numerosa serie di diluizioni della medicina omeopatica che va molto al di là del numero di Avogadro, ovvero il numero di molecole presenti nella sostanza ante diluizione.

I rimedi omeopatici classici di solito vengono diluiti 30 o più volte ad una media di 1/100, quindi – così come la diluizione è compresa dalla scienza contemporanea – nel farmaco omeopatico non può rimanere alcun principio attivo per la cura. Conseguentemente, sempre dal punto di vista della medicina convenzionale, i rimedi omeopatici hanno soltanto un effetto placebo.

Le proprietà uniche dell’acqua

Nel passato e anche in anni recenti sono stati fatti parecchi esperimenti, sia su animali veterinari che di laboratorio, ed anche su essere umani, per provare l’efficacia dei rimedi omeopatici al di là dell’ effetto placebo.

Da tutti gli studi riguardanti l’acqua risulta evidente che essa possiede una proprietà unica, anche se non chiara, di trasportare al suo interno la memoria o la forma interiore di ogni sostanza soluta ivi introdotta. Come un’impronta, questa forma è caratteristica della sostanza soluta. In omeopatia vediamo che ogni elemento nella creazione ha una propria idea od essenza interiore, in grado di influenzare fisicamente e spiritualmente l’essere umano in una maniera particolare e similmente indurre guarigione nei tipi di personalità corrispondenti. Questa essenza interna viene liberata dalla sua sostanza materiale tramite una serie di diluizioni e scuotimenti nell’acqua.

Il rimedio alla fine contiene solo acqua con una “traccia” o “memoria” del soluto. Quest’acqua diventa “acqua viva” perché trasporta dentro di sé la vitalità della sostanza soluta originale però in una forma più pura, distillata ed energetica.

La Torah è paragonata all’acqua, l’acqua è paragonata all’amore e alla saggezza.

Ricongiungere le Acque inferiori alle Acque superiori, liberando la “Luce”.

Non è una coincidenza che l’acqua abbia un posto centrale nella Cabalà e nel Chasidismo. La Torah è paragonata all’acqua, l’acqua è paragonata all’amore, e in altri punti, alla saggezza.

Lo Zemach Zedek parla estesamente dell’acqua e della sua funzione nella creazione dei mondi nell’esegesi del midrash seguente:

Quando Dio creò il Suo universo, esso era interamente acque nelle acque. Le acque superiori erano la sapienza superiore, le acque inferiori erano la sapienza inferiore. Prima della creazione dell’universo esse erano mischiate le une alle altre, e fu al momento della creazione che vennero separate. “Sia il firmamento nel mezzo delle acque, che separi le acque dalla acque.” E la sapienza inferiore scese in basso mentre la sapienza superiore rimase in alto …

Lo Zemach Zedek commenta che il nostro mondo fu fatto dalla sapienza inferiore (“Tu hai fatto ogni cosa con sapienza”) mediante il suo coinvolgimento nell’atto della creazione. La sapienza inferiore riceve vitalità dalla sapienza superiore, però ristretta nella misura giusta così da poter sussistere. Quindi ogni elemento materiale nel nostro mondo ha una sua radice superiore nella sapienza del Creatore, e questa radice è la sua fonte di vitalità costante (Come diciamo nella preghiera mattutina, “La sua bontà rinnova ogni giorno, continuamente, l’opera della creazione”). Tutto nella creazione è sapienza o “luce” del Creatore rivestito in un “contenitore”. Possiamo suggerire che immergendo ogni sostanza materiale nell’acqua, e scuotendola poi vigorosamente in alto e in basso e diluendola gradatamente, si libera la “luce”, preservandola nell’acqua in forma più sottile e raffinata, così da essere utilizzata con maggior potenza nel processo di guarigione.

 

Se sei interessato/a a ricevere queste lezioni iscriviti alla nostra scuola di Cabalà & Guarigione:

http://www.cabalaeguarigione.org/iscriversi.htm

per ulteriori informazioni scrivere a Rosanna Ghilardi e-mail info@cabalaeguarigione.org

tel. 02-9980099 – cell. 348-0436458


     

Copyright©2001-2002 R.Ghilardi. WebprojectCopyright© 5763/2002ev >ketermedia . All Rights Reserved