|
Per
ricevere il libro, euro 20, scrivere a
info@cabalaeguarigione.org
telefono 02-9980099
L’obiettivo finale della meditazione è arrivare alla felicità. Se pratichiamo la meditazione ebraica regolarmente, vedremo presto i cambiamenti e i miglioramenti nella nostra vita. Se dopo ci sentiremo più rilassati, più ottimisti e positivi questo significa che la stiamo facendo nel modo giusto.
Ma non aspettiamoci ogni volta liberazione, intuizioni, illuminazione e gioia. Persino i più assidui praticanti di hitbodedut attraversano periodi in cui gli sembra di fare progressi veramente minimi, se non addirittura nessun passo avanti. Nonostante tutti gli sforzi è possibile sentirsi tesi, chiusi, spiritualmente disconnessi, frustrati, ed incapaci, o addirittura non desiderosi, persino di aprire la bocca.
Questo perché l’hitbodedut è uno sforzo attivo per elevarci spiritualmente. Non appena ci affrontiamo per quello che siamo veramente trovandoci alle prese con noi stessi, inevitabilmente incontreremo resistenze molto potenti. Alcune di queste forze sono dentro di noi, altre si trovano all’esterno, nel nostro mondo circostante. Spesso le resistenze possono diventare più forti man mano che ci avviciniamo alla meta.
Anche quando vogliamo veramente parlare con Dio, a volte non ci viene in mente niente da dire. Durante questi momenti però è sufficiente ripetere la parola “Dio” o “Ein Sof” oppure un mantra la frase, “Ribonò shel Olam” “Signore dell’Universo”. Se non sappiamo chi, cosa o dove sia Dio, o ci sentiamo tagliati fuori spiritualmente, chiediamo a gran voce: “Dove sei?” Se non possiamo parlare, sussurriamo. Se non possiamo muovere le nostre labbra, pronunciamo almeno le parole nel cuore.
Ci sono dei momenti in cui, nonostante i nostri sforzi, sembra che nulla vada bene. Qualche volta le cose appaiono veramente negative. Veniamo assaliti da cattivi pensieri. La vita è colma di dolore e sofferenza. Quando cominciamo ad esaminarci, possiamo immaginare che “niente è sano, dalle piante dei piedi fino alla cima della testa – soltanto ferite, contusioni e piaghe ulcerose” (Isaia 1:6). Possiamo sentirci circondati da ogni lato da problemi insolubili, mentre dentro di noi percepiamo tutto come dolore, frustrazione, rabbia, dolore e contrizione.
Il lavoro essenziale della hitbodedut è scavare e ricercare sotto questa superficie di negatività per scoprire le scintille di bene presenti ovunque, sia nelle situazioni esteriori delle vita che dentro di noi.
Rabbi Nachman diceva: “Dovete cercare il bene dentro di voi. Forse quando inizierete questo lavoro vi sembrerà che non ci sia alcun bene. Ciò nonostante, non fatevi scoraggiare. Cercate sino a trovare anche una modica quantità di bene. Forse quando la esaminerete vi troverete pieni di difetti. Ciò nonostante, com’è possibile che essa non contenga neppure la più piccola parte di bene? Continuate a cercare sino a quando troverete in voi qualche minuscolo punto di bene che vi darà nuova vitalità e nuova gioia. E quando avrete trovato quel punto di bene, continuate la ricerca sino a trovarne un altro…e poi un altro…”.
“Quando cercate i vostri punti positivi e li mettete insieme, ogni punto di bene diventerà una “nota” nella melodia della vita. La musica composta da tutti questi punti di bene fornirà energia alla vostra anima e salute e guarigione al vostro corpo. Potrete così pregare, cantare e ringraziare Dio!”
|